La
dinastia della stella: Nel '60...
Nel ’60
alle Olimpiadi americane di Squaw Valley
è la volta di Ernst Hinterseer, oro
in slalom, davanti al compagno di scuderia
Mathias Leitner. Inizia l’era degli
sci metallici, ideati dai francesi che imposero
alla ribalta del grande sci il pressoché
sconosciuto Jean Vuarnet, vincitore in discesa
libera, la risposta di Franz Kneissl II
non si fa attendere. Nel 1962, la Casa immette
sul mercato il primo sci interamente in
materiale plastico, destinato a rivoluzionare
il mercato: il “White Star”.
Con questo sci, interamente bianco, Karl
Schranz, conquista un titolo mondiale a
Chamonix, nello stesso anno, in discesa
ed è secondo in slalom gigante. L’aquila
di St. Anton inizia il proprio periodo d’oro
che lo vedrà primeggiare sulle piste
di tutto il mondo e nelle classiche più
prestigiose. Nel suo palmares la medaglia
d’argento in gigante alle Olimpiadi
di Innsbruck 1964, bronzo ai Mondiali di
Portillo 1966 ed oro in gigante ai Mondiali
di Valgardena ’70, nonché due
coppe del Mondo, nel 1969 e 1970. due anni
più tardi Karl Schranz è squalificato
per professionismo dal Cio, non potendo
quindi prendere parte ai Giochi Olimpici
di Sapporo. Il 1974 segna l’ingresso
di Kneills nel mondo dello sci nordico.
I Mondiali di Falun regalano due medaglie
d’oro alla Casa di Kufstein con Thomas
Magnusson e Gerhard Grimmer. L’elvetico
Bernhard Russi, grande interprete della
discesa libera, conquista l’argento
alle Olimpiadi di Innsbruck ’76 con
sci Kneissl. La stella bianca di Kufstein
è ormai al suo declino.
L’ultimo
colpo di coda seppur eclatante, sarà
costituito dallo splendido exploit di Leonhard
Stock a Lake Placid nel 1980, medaglia d’oro
in discesa libera. Da allora la presenza
di Kneissl nello sci alpino di alto livello
si è andata progressivamente diradando
mentre a partire dal 1984 l’uomo immagine
dell’azienda diventa il fenomeno nordico
Gunde Svan, svedese, vincitore di cinque
Coppe del Mondo, quattro medaglie d’oro
olimpiche e sette mondiali, senza contare
i secondi e i terzi piazzamenti. Sul piano
economico le perdite crescono anno dopo
anno e culminano, nel 1985, con la bancarotta.
Franz Kneissl II esce di scena ed al suo
posto viene creata una nuova società
denominata Kneissl Tirol AG. La produzione
prosegue per uno smercio dapprima quasi
esclusivamente nazionale. A ridare nuovo
impulso alle vendite giunge nel 1990 il
Big Foot, sci corto a forma di “piedone”
destinato ad un uso esclusivamente ricreativo.
Il successo è enorme e la stella
bianca torna a splendere anche se con minor
brillantezza che in passato. Nel 1991 la
società acquista il marchio Dachstein,
storico produttore di scarponi da sci, modificando
la propria ragione sociale in Kneissl –
Dachstein Sportartikel Ges. M.B.H.
Notizie di ultima ora danno Kneissl in forte
rilancio sia sul mercato interno che sul
mercato internazionale grazie all’attuale
proprietà composta dalla Banca del
Tirolo e da un fondo immobiliare arabo.
Il progetto di rilancio è ambizioso
ma possiamo star certi che la “Grande
Stella” tornerà a far brillare
le piste da sci di tutto il mondo.
|